Libro degli ospiti

FEMMINICIO RIPRENDIAMO IL DISCORSO

DANIELA SCANDELLA 13.01.2014

FEMMINICIDIO ..RIPRENDIAMO IL DISCORSO
13.01.2014 14:46
Convegno Ciserano sul Femminicidio (veda allegati )



NOI DI ADESSO DONNE 3.0

Siamo una Associazione che vuole Promuovere questi temi sociali molto delicati ..non puntando al senzionalismo giornalistico ,
ma con un'opera di sensibilizzazione partendo dal basso(gente Comune) per aiutare ad uscire dal buio, le Vittime silenziose,
ma anche gli stessi uomini che fanno violenza.
per responsabilizzare le Istituzioni preposte nel supportare le vittime.
Perché come diceva la Dottoressa Pugliese:
chi denuncia. Il carnefice dovrà affrontare un "calvario vero e proprio "
La donna deve trovare nella società e nelle Istituzioni ,Persone preparate che la sostengono e l 'accompagnano nel loro lungo percorso.

. per uscire dignitosamente da ruolo di vittima ..per ridarle la giusta dignità..e nel frattempo sensibilizzare la società la famiglia la scuola nell'introdurre l'affettività come materia di studio .e comportamento...



Inoltre Riporto due bellissimi interventi dei Relatori del Dibattito ,



comincio con l'intervento della nostra cara Amica



ORNELLA PESENTI



Femminicidio

Considerazioni

In Italia non esiste un osservatorio, come invece da anni c’è in Francia e Spagna. Osservando i dati della

WHO [world healt organization] si nota solo una drastica diminuzione degli omicidi, ormai ridotta a meno di

uno ogni 100.000 abitanti. Non ci sono quindi dati specifici sul tema che permettono di capire se e quanto

il fenomeno sia in aumento. La media ufficiosa registrata dalle associazioni di settore parla dal 2005 di una

donna uccisa ogni tre giorni. Ragione per la quale il mio intervento darà una visione di più ampio respiro ad

una situazione NON di emergenza, BENSÌ di stabilità e costanza che dovrà tendere nel futuro e grazie a

sforzi di tutti a diminuire.

L’annosa questione del decreto legge

· Ciò che è stato emanato dal Governo Letta NON E’ una legge, bensì un decreto legge

· Deve essere convertito in legge ENTRO E NON OLTRE 60 giorni, cioè 15 ottobre

Un decreto-legge[1][2] (pl. decreti-legge e abbreviato in d.l.), anche scritto decreto

legge),[3][4][5] nell'ordinamento giuridico italiano, è un atto normativo di carattere

provvisorio avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità e urgenza dal

Governo, ai sensi dell'art. 77 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della

Repubblica Italiana, ma gli effetti prodotti sono provvisori, perché i decreti-legge perdono

efficacia sin dall'inizio se il Parlamento non li converte in legge entro 60 giorni dalla loro

pubblicazione. È inoltre regolato ai sensi dell'art. 15 della legge 23 agosto 1988, n. 400.

Talvolta viene definito anche come "decreto catenaccio".

· Articolo 1 – strumenti di repressione penale più incisivi

· Articolo 2 – procedimenti penali per maltrattamenti modificati

· Avvocato Barbara Spinelli1, esperta di violenze contro le donne e consulente dell’ONU in

materia, in un documento [cit]

In realtà questo decreto legge, più che un “segno fortissimo di cambiamento radicale”

nell’aproccio al tema, costituisce la riconferma di una prassi malsana, quella di trattare la

violenza maschile sulle donne in termini di “emergenza”, e quindi di includere nell’ennesimo

pacchetto sicurezza misure “urgenti” di contrasto non tanto al fenomeno criminale in sé

quanto all’allarme sociale che esso procura. Al contrario, le Convenzioni internazionali e

regionali in materia di diritti umani delle donne ratificate dall’Italia, impongono di non

considerare le donne vittime di violenza soggetti deboli, ma soggetti vulnerabilizzati dalla

violenza subita. Questa lettura della violenza maschile sulle donne (…) modifica il contenuto

dell’obbligo dello Stato: non un obbligo di tutela, come erroneamente e in mala fede per

anni interpretato dal legislatore, ma un obbligo di rimozione degli ostacoli esistenti per

l’effettivo godimento, da parte delle donne, dei loro diritti fondamentali.

· Il decreto non si occupa di prevenzione, scuola, formazione degli educatori, libri di testo delle

elementari, educazione al genere, all’affettività, alla sessualità. Non parla di centri antiviolenza,

della loro moltiplicazione e di un loro finanziamento. Non parla di una proposta terapeutica per

stalker, molestatori e violenti, eventualmente alternativa o da affiancarsi alla carcerazione o alle

misure cautelari non detentive.

· Se pensi che l’istruzione costi molto, non sai quanto ti costerà l’ignoranza. [Benjamin Franklin]

In un decreto simile mancano le basi per la creazione di qualcosa di solido. Non si sistemano oggi i

casi di “femminicidio” in più con un giro di vite sulla detenzione. Dovrebbe essere ratificato nel

decreto un paragrafo finanziario che introduce, o per meglio dire re-introduce, nelle scuole discorsi

riguardanti l’educazione civica.

Bisogna educare, sin dalla prima infanzia, alla non-violenza, al rispetto delle relazioni. Parlare di

violenza significa porsi di fronte ad uno specchio: dobbiamo capire che anche noi, più o meno

consapevolmente, possiamo sempre commettere atti di violenza, quando veniamo a esercitare

azioni di potere, coercizione o strumentalizzazione nei confronti di altre persone

Baronessa Patricia Scotland – Adottato da Spagna e Trinidad e Tobago

Per ridurre gli omicidi, la sofferenza delle famiglie e il costo per lo Stato, tutte le istituzioni coinvolte devono

condividere i compiti seguendo procedure efficaci per attuare un piano ad hoc, approvato da un tribunale

specializzato.

Dal 1990, il governo di Trinidad e Tobago – il primo ad adottare le misure da lei proposte – ha registrato

una diminuzione dei casi di violenza domestica del 64%. Nel 2006, i risultati ottenuti in ottanta tribunali

spagnoli indicano che i casi di violenza domestica sono diminuiti del 25%.

Approccio basato su due pilastri:

1. Il primo, chiamato multi-agency risk assessment approach, consiste in una valutazione

multidisciplinare della potenzialità di rischio, operata da un nucleo ristretto di attori sociali e

istituzioni. È un approccio flessibile, di effetto immediato.

2. Il secondo è l’introduzione di un operatore indipendente, l’Independent domestic violence advisor

(Idva), che per tre mesi ha il ruolo di coordinatore tra gli enti e di supporto della vittima.

«Bisogna cooperare con i datori di lavoro, sensibilizzarli, educarli: per la donna vittima di violenza,

mantenere il lavoro è fondamentale» (come dicevamo prima, bisogna tornare ad educare: meglio prima

che dopo). Nel 2005 Scotland ha costituito la Corporate Alliance Against Domestic Violence, ovvero l’unione

dei datori di lavoro contro la violenza domestica. Ne fanno parte le maggiori società britanniche, alcune

multinazionali e anche piccole aziende.

Il successo delle innovazioni introdotte da Scotland è straordinario: nel 2003 a Londra sono stati registrati

49 omicidi di donne vittime di violenza domestica; nel 2010 se ne sono registrati 5. Nel 2003 il costo

nazionale del lavoro delle donne era di 2 miliardi e settecentomila sterline [con costo è inteso il pagamento

di giorni di malattia dovuti a violenza domestica]. Nel 2010 è sceso a 1 miliardo e novecentomila sterline.

Il resto d’Europa e del Mondo

· Spagna - Il reato di stalking è stato introdotto nel codice penale nel 1989 e nel 2004 i legislatori

spagnoli hanno stabilito l'istituzione di tribunali ad hoc per le violenze che vengono compiute

all'interno di una coppia di conviventi.

· Francia - Con una legge del 2010 vengono stabilite pene severe non solo per chi usa violenza sul

coniuge/compagno in termini psicologici e fisici, ma anche per chi abusa verbalmente del proprio

convivente.

· Australia - Nel 1994 lo stato del Queensland è stato il primo a dotarsi di una legge anti-stalking e

contro le violenze domestiche. Le pene variano da un massimo di 10 anni di prigione a una multa

nel caso in cui lo stalking sia di bassa intensità.

· Stati Uniti - Il primo stato americano fu la California nel 1990. A ruota, nel giro di tre anni, tutti gli

Stati americani hanno seguito l'esempio dotandosi di norme anti-stalking, che prevedono una serie

di pene molto rigide, incluso il carcere. La donna deve soffrire ansie, paure o stress in seguito allo

stalking.



continuo con l'intervento del nostro Amico



Enrico Flavio Giangreco, giornalista.



Il verificarsi di casi di femminicidio deve fare i conti con una narrazione inadeguata.

"Delitto passionale, è stato un raptus, l'amava moltissimo ma l'ha massacrata" sono tutte manifestazioni

di un racconto incapace di esprimere la condivisione di un dolore, che si ferma all'approccio del mestierante

e con la scusa della distanza emotiva scantona nel cinismo. Ma, d'altronde, queste parole sbagliate non sono altro che

l'espressione di una sottocultura maSchista, che trova le sue radici in un malinteso dualismo nietzschiano per il quale

l'uomo è il guerriero e la donna l'angelo del focolare domestico, una sorta di nume tutelare di una condizione di debolezza.

La pari dignità, invece, passa da un verificare le differenze che hanno, appunto, pari valore: se ciò accadrà, sui media non

emergerà più un'iconografia sbagliata delle immagini delle vittime, sbattute in pasto alla curiosità degli esseri affetti da sindrome

del guardone, mentre non si mostrano i carnefici; se ciò accadrà non si narreranno, soltanto, gli epiloghi delle storie, ma tutto

quello che prelude a questi tristi conclusioni. E, magari, si racconteranno, anche le storie di coloro che ce l'hanno fatta, di quelle

donne che sono uscite dalla spirale della violenza, aiutate da qualcuno che non si è girato dall'altra parte.

Il titolo di un film recitava "Le parole che non ti ho detto" mentre, in questo caso, si tratta delle parole che abbiamo detto e scritto.

Parole sbagliate. Sbagliate come quelle che si raccontano nelle redazioni: "tette e culi in copertina", "le tre s, sangue, sesso e soldi" e

"bad news is good news" ovvero "le cattive notizie sono le buone notizie".

In conclusione, per fare la nostra parte di operatori dell'informazione, sarebbe bene rammentare il titolo di un romanzo di Roberto

Vecchioni pubblicato da Einaudi: "Le parole non le portano le cicogne". La protagonista di quel romanzo, una ragazza, Vera, di nome

e di fatto, in conclusione scoprirà, appunto, che le parole sono espressione di quello che abbiamo amato e odiato, di quello che ci hanno

insegnato e che abbiamo ignorato, del nostro passato e delle sue sfumature. E imparerà a usarle meglio, come dovremmo fare noi tutti.

A PRESTO FAREMO UN ALTRO INCONTRO VI ASPETTIAMO ..RACCOGLIAMO LE VOSTRE IDEE

INTERVENTO DEL GIORNALISTA ENRICO FLAVIO GIANGRECO

dDIBATTITO FEMMINICIO :IDEE,ESPERIENZE SOLUZIONI 04.10.2013
Enrico Flavio Giangreco, giornalista.
Il verificarsi di casi di femminicidio deve fare i conti con una narrazione inadeguata.
"Delitto passionale, è stato un raptus, l'amava moltissimo ma l'ha massacrata" sono tutte manifestazioni
di un racconto incapace di esprimere la condivisione di un dolore, che si ferma all'approccio del mestierante
e con la scusa della distanza emotiva scantona nel cinismo. Ma, d'altronde, queste parole sbagliate non sono altro che
l'espressione di una sottocultura machista, che trova le sue radici in un malinteso dualismo nietzschiano per il quale
l'uomo è il guerriero e la donna l'angelo del focolare domestico, una sorta di nume tutelare di una condizione di debolezza.
La pari dignità, invece, passa da un verificare le differenze che hanno, appunto, pari valore: se ciò accadrà, sui media non
emergerà più un'iconografia sbagliata delle immagini delle vittime, sbattute in pasto alla curiosità degli esseri affetti da sindrome
del guardone, mentre non si mostrano i carnefici; se ciò accadrà non si narreranno, soltanto, gli epiloghi delle storie, ma tutto
quello che prelude a questi tristi conclusioni. E, magari, si racconteranno, anche le storie di coloro che ce l'hanno fatta, di quelle
donne che sono uscite dalla spirale della violenza, aiutate da qualcuno che non si è girato dall'altra parte.
Il titolo di un film recitava "Le parole che non ti ho detto" mentre, in questo caso, si tratta delle parole che abbiamo detto e scritto.
Parole sbagliate. Sbagliate come quelle che si raccontano nelle redazioni: "tette e culi in copertina", "le tre s, sangue, sesso e soldi" e
"bad news is good news" ovvero "le cattive notizie sono le buone notizie".
In conclusione, per fare la nostra parte di operatori dell'informazione, sarebbe bene rammentare il titolo di un romanzo di Roberto
Vecchioni pubblicato da Einaudi: "Le parole non le portano le cicogne". La protagonista di quel romanzo, una ragazza, Vera, di nome
e di fatto, in conclusione scoprirà, appunto, che le parole sono espressione di quello che abbiamo amato e odiato, di quello che ci hanno
insegnato e che abbiamo ignorato, del nostro passato e delle sue sfumature. E imparerà a usarle meglio, come dovremmo fare noi tutti.

Nuovo commento